Testo critico - Chiara Voltarel (storica dell'arte)

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Nella pittura di Silvia Canton, si sente la musica, una Sinfonia creata da violino, violoncello e pianoforte, strumenti che sono per lei il colore, il pennello e la tela. Il colore come note musicali, la pennellata come una danza; tutto è mosso, in un clima intimistico, dalle riflessioni, dai sentimenti, dalle emozioni e da una lettura introspettiva.
Come in una sonata, le pennellate sgorgano con fluente irruenza, il colore a volte è un’energia per gli occhi e per l’anima, quel colore che si diffonde, investe e penetra dentro, con tutta la sua carica. In altre occasioni invece sembra placarsi e liberarsi in una luminosa e delicata intensità lirica e solenne.

La sua è pittura pura, densa, materica, la pennellata energica. È un’arte che vive dell’idea di una bellezza, di una bellezza fatta di semplicità.
Musa ispiratrice è la natura. Particolari insignificanti, arbusti, sterpaglie, alghe del fiume, tronchi, rami, vengono trasfigurati, non tanto nella forma, ma dalla potenza della pennellata e del colore.
Nella semplicità del soggetto, nella semplicità della pittura fatta con pochi mezzi: “tela, colore e sentimento”, come ama ricordare l’artista, ci suggerisce alcune riflessioni su aspetti e piaceri della vita che oggi stiamo perdendo. La bellezza di un ramo, delle scintille di luce delle gocce di pioggia, dei soffioni o delle sterpaglie pettinate dal vento. L’importanza e il valore di ogni istante nella consapevolezza della loro fugacità.

Il mondo che ci propone Silvia Canton ci cattura, ci avvolge come una spirale ed è inevitabile trovarci dentro una vita, una natura che a volte è travolgente, pulsante, in altri casi più pacata, accarezzata da un leggero movimento d’aria.

In un tessuto di fili, nodosi, tratti a volte intricati di un rinnovato liberty, le linee sinuose sprigionano un movimento carico di energia.
La pittura di Silvia Canton, sembra essere attraversata dall’elegante clima delle Secessioni, lo Jugendstil, dove tutto guardava alla “natura vivente”, alle dinamiche di crescita di organismi viventi. Il suo linguaggio infatti sembra orientarsi verso un linearismo di grande raffinatezza, sostenuto da un gusto decorativo e da un cromatismo prezioso. Come per i secessionisti, la natura diventa luogo di misteri e forze elementari, e l’arte si addentra in una linea simbolista. Nelle tele possiamo scorgere, al di là della figurazione, un’anima; le pennellate imprimono le più profonde emozioni, i ricordi, le angosce e le speranze. Nei suoi dipinti possiamo così trovare ombre di colore cupo, macchie scure che restituiscono momenti di inquietudine; in altri, tra grandi masse di colore carico, si insinua una scia bianca, uno spiraglio di luce che a volte si apre e si espande diventando una sorta di culla, un rifugio di pace e serenità. E ancora, tra l’intreccio delle pennellate, possiamo individuare delle presenze che colgono un senso più ampio dell’esistenza e della vita e diventano i protagonisti misteriosi di un inconscio che emerge e può sfociare in una poesia.
È la magia dell’arte, di un’arte che, se vogliamo, va contro corrente, non urlata, non violenta, non scandalosa, ma discreta, che crede nella potenza della pittura e nella sensibilità dell’animo umano ed auspica che troverà occhi nei quali consumarsi.

Chiara Voltarel

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