Il pathos dell’equilibrista - Corrado Castellani

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Se ci chiediamo qual è il nucleo generativo della pittura di Silvia Canton, la matrice originaria da cui deriva il suo dipingere, ritengo che possiamo individuarla nella necessità e nell’urgenza di esteriorizzare contenuti emotivi di rilievo che non riescono a trovare una diversa modalità di espressione. 

I sentimenti e gli stati d’animo, che si presentano nella loro varietà, complessità e commistione, con modulazioni e risonanze diverse, costituiscono il filo conduttore del suo lavoro, come la mostra presenta con grande efficacia. Un filo conduttore che attraversa ogni dipinto, lo collega agli altri, e conferisce un’impronta inconfondibile alle sue opere.  

Questa pittura è una pittura dell’anima, anche se i temi visivi appaiono ispirarsi prevalentemente alla natura ed in particolare al mondo vegetale. Alberi, arbusti, erbe creano situazioni in cui si rispecchiano le esperienze emotive. Evocano la tonalità degli affetti, che di volta in volta possono presentarsi come aneliti o ripiegamenti, volizioni o speranze, entusiasmi o malinconie. 

Lo stile di Silvia Canton si nutre di echi della pittura liberty e in trasparenza possiamo individuare anche atteggiamenti e motivi di impronta simbolista. Ma ogni riferimento si presenta con modalità nuove, vitali e rigogliose, lontane da scivolamenti di maniera. Il gusto art nouveau emerge infatti da una profonda assimilazione della temperie dell’informale e si manifesta con un’intonazione caratteristica e persuasiva.  

Linee morbide e sinuose sprigionano movimenti carichi di energia, creano vortici e turbini, campi di forza percorsi da slanci e tensioni, con spinte a volte ascendenti e a volte discendenti, ma prevalentemente  orientate a ripiegarsi su se stesse, ad avvolgere e racchiudere.  

A configurare la cifra stilistica dell’artista è la modulazione della pennellata, cha va dal segno controllato e definito dei grafemi flessuosi ad una gestualità scattante ed istintiva. Assistiamo ad una sapiente composizione di elementi figurativi, prevalentemente arborei, di matrice fin de siècle, con brani di pittura atmosferica e antinaturalistica di derivazione tardonovecentesca. 

La decisa caratterizzazione espressiva dei dipinti di Silvia Canton nasce anche da uno spiccato senso delle contrapposizioni cromatiche, da contrasti timbrici di colori puri, da una dialettica di chiari e scuri che conferisce un’intonazione accesa e a volte drammatica. Una tensione che genera come risultante l’equilibrio delle forze, a cui allude il titolo di  un’opera e dell’intera mostra. È l’equilibrio, attentamente gestito, a governare l’armonia della tela e a conferirle la coerenza e l’unitarietà a cui l’artista non rinuncia.  

Questi quadri forniscono le chiavi della loro lettura, suggeriscono come accostarsi ad essi. La tensione equilibrata che li pervade articola e compone le differenze, non le scioglie, ma le distribuisce attraverso aree di intensità diversa, raccogliendole in punti focali che possono essere considerati veri e propri poli di attrazione per lo sguardo. Il visitatore è per così dire preso per mano, accompagnato e guidato dalla struttura dell’opera stessa, che si offre ad una visione la cui densità non è mai in contrasto con la felice immediatezza dell’incontro.

Conegliano, 1 agosto 2017

Corrado Castellani

 

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