"Tormente, tormenti…"testo critico di Corrado Castellani

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La pittura di Silvia Canton scaturisce dal compenetrarsi di visioni ed emozioni. Lontana dalla pretesa di dire la verità sul mondo, l’artista si concentra sulla propria interiorità e ricorre alla potenza simbolica dell’immagine per indagare aspetti e momenti del proprio sentire.

            Il simbolo, intreccio di significati, è forse una delle nozioni che più si avvicina all’enigma dell’arte: è corrispondenza, connessione, in ultima analisi indistinzione di piani, resistente agli sforzi dell’analisi, che pure l’indagine critica non può esimersi dal tentare.

            Le visioni dei dipinti si rifanno ad aspetti naturalistici, tutto sommato riconoscibili nonostante la presa di distanza da ogni realismo. Ma non è la restituzione del dato visivo l’obiettivo dell’artista, che si accosta alla natura attraverso un approccio mediato dagli esiti dell’informale novecentesco. Le emozioni corrispondono alle vibrazioni del sentimento, agli stati d’animo, vissuti e meditati attraverso un’inclinazione riflessiva che si traduce in una singolare profondità.

            Fin dal primo sguardo si è colpiti dai vortici di energia, dai campi di forza, dalle dinamiche tumultuose che pervadono le tele. Il colore, acceso, rispondente ad una grammatica timbrica, si affida totalmente al ritmo veloce del tratto. Rapide pennellate ricurve agitano le superfici. Il segno, che in alcune occasioni richiama la morbida flessuosità della linea liberty, più spesso assume un ritmo fremente e concitato, si carica di inquietudine ansiosa, del tutto rispondente ad una visione di matrice romantica, ispirata dalla poetica del sublime.

            In questi scenari si collocano eventi carichi di pathos. 

            Il soggetto - dell’agire, del reagire e del patire - insomma il protagonista, facente funzione di personaggio, su cui si concentra lo sguardo, è un punto arancione, che ritorna in opere diverse.

            Tra il soggetto e il contesto, pervaso da turbini, folate, scuotimenti - vettori di instabilità e di pericolo - si sviluppa una relazione complessa. A volte si instaura una dialettica eroica, una contrapposizione che mette in risalto la resistenza a forze preponderanti. Sono celebrate la tenacia, la determinazione, il coraggio nel sostenere lo scatenarsi degli elementi. Altre volte affiora una ricerca di rifugio e protezione, oppure un vissuto di isolamento e di inibizione. Con elementi doppi - di matrice vegetale - viene allusa la possibilità di una relazione, che permetta il superamento della solitudine. Nel sapiente comporsi dei pesi visivi il vuoto rappresenta una minaccia incombente e fatale. 

            Questa pittura nasce da un intenso coinvolgimento personale dell’artista, che non esita a ricercare dentro di sé le motivazioni del suo fare arte. Le situazioni presentate sono esperienze vissute, proposte come riflessioni generalizzabili sullo stare al mondo degli umani. L’autenticità che le caratterizza è alla base della loro efficacia comunicativa. Ma questo non ha nulla a che vedere con una spontaneità ingenua e una facilità istintiva. Silvia Canton rivela una tecnica raffinata e un’ampia conoscenza della storia della pittura, insieme ad una singolare capacità di assimilare e di rielaborare le suggestioni di cui si appropria. Tutto si fonde in un originale codice stilistico e concorre a definire un elaborato programma espressivo. Ancora una volta la pittura conferma la capacità di proporsi come forma d’arte ad alta densità semantica.

 

Corrado Castellani

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